
Recensione di "Anasto" tratta da http://cinema.ovileprigione.it/
Cinema e fumetto: un rapporto proficuo e creativo di commistione e contaminazione reciproca, terreno ampiamente esplorato nel segmento mainstream, ma di cui si trovano esempi anche tra le produzioni indipendenti, dove spesso la sperimentazione si fa più libera e audace. Nel caso di Macchie, questo rapporto è reso più intenso e personale dal legame di amicizia e collaborazione tra il giovane regista Christiano Pahler e gli autori dell'Associazione Culturale Chine Vaganti, dalla cui rivista Macchie d'inchiostro sono tratte le storie raccontate nel film. Tra gli episodi di cui si compone il mediometraggio si muovono personaggi borderline tra cui un ragazzo mentalmente disturbato (Il mostro), un ladro alle prese con rocambolesche imprese (Il furto), una ragazza rapita da loschi figuri ma per nulla rassegnata al ruolo di vittima (Igor), un rapinatore che si trova inaspettatamente in una situazione decisamente anomala (Supermarket) e un pedofilo che trasfigura le proprie pulsioni attraverso una patina di morboso romanticismo (Cuore innamorato). Il collante tra le vicende, oltre alla coerenza di stile che le caratterizza, è costituito da espedienti narrativi come il ritorno in veste di comparse di personaggi altrove protagonisti e da microsituazioni secondarie, che diventano poi elementi ricorrenti negli episodi successivi. L'inesperienza degli attori (tutti non professionisti), è compensata dall'entusiasmo e dalla partecipazione che traspaiono dalle loro interpretazioni. Allo stesso modo la limitatezza dei mezzi e delle risorse a disposizione non ha limitato la resa finale di un lavoro che è stato progettato e costruito con la consapevolezza del proprio potenziale: la produzione mantiene un carattere genuinamente grezzo, con uso esclusivo di una videocamera digitale e di una essenziale fotografia interamente in bianco e nero. Complice dell'efficacia narrativa, un buon montaggio e qualche effetto speciale ben studiato e perfettamente funzionale al contesto (riuscitissima la gag della mano della vecchina che esplode per un colpo di pistola). Le numerose citazioni disseminate qua e là nel film evidenziano la sfrenata passione cinefila del regista e come nei suoi precedenti lavori rappresentano un elemento rilevante del suo stile. In conclusione si tratta di un lavoro nel complesso gradevole e coinvolgente, dai toni ben bilanciati che variano dalla commedia al drammatico, sempre con una sfumatura surreale, e i cui difetti, sicuramente presenti, rimangono in secondo piano rispetto allo stile personale con cui è realizzato.